ARTICOLI - BLOG

ADHD negli adulti: 10 segnali che possono far pensare a una valutazione

L’ADHD non riguarda esclusivamente bambini e adolescenti. In alcune persone le difficoltà persistono nell’età adulta, anche se possono assumere forme meno immediatamente riconoscibili.

Un adulto con ADHD, per esempio, non è necessariamente una persona costantemente iperattiva. Le difficoltà possono riguardare soprattutto attenzione, organizzazione, gestione del tempo e regolazione dell’impulsività.

Tra le esperienze che possono portare una persona a chiedersi se sia opportuno approfondire troviamo:

  1. difficoltà frequente nel portare a termine ciò che si inizia;
  2. tendenza a rimandare attività importanti;
  3. dimenticanza di appuntamenti, scadenze o oggetti;
  4. difficoltà nell’organizzare le proprie giornate;
  5. sensazione di avere continuamente troppi pensieri o attività da gestire;
  6. facilità a distrarsi durante attività poco stimolanti;
  7. difficoltà nella gestione del tempo;
  8. tendenza ad agire o parlare impulsivamente;
  9. alternanza tra periodi di forte coinvolgimento in un’attività e difficoltà a concentrarsi su altre;
  10. presenza di difficoltà simili fin dall’infanzia.

Riconoscersi in alcuni di questi aspetti non significa automaticamente avere l’ADHD. Ansia, depressione, problemi del sonno, stress e altre condizioni possono produrre difficoltà apparentemente simili.

Per questo motivo un questionario trovato online può essere utile come screening, ma non sostituisce una valutazione clinica completa.

Quando può essere utile una valutazione? Quando queste difficoltà sono persistenti e interferiscono significativamente con studio, lavoro, relazioni o gestione della quotidianità, può essere opportuno approfondirne l'origine attraverso un percorso psicodiagnostico.

Test ADHD online: possono davvero dirti se hai l’ADHD?

Cercando “test ADHD adulti” su Internet è possibile trovare numerosi questionari che promettono di aiutare a capire rapidamente se si possiede un profilo compatibile con l’ADHD.

Ma cosa significa realmente ottenere un punteggio elevato?

I questionari di screening possono individuare la presenza di sintomi che meritano un approfondimento, ma da soli non permettono di stabilire una diagnosi.

Questo perché difficoltà come distrazione, procrastinazione, disorganizzazione o problemi di concentrazione non sono caratteristiche esclusive dell’ADHD.

Una valutazione approfondita considera invece diversi elementi: storia personale e clinica, presenza delle difficoltà durante l'infanzia, funzionamento attuale, contesti nei quali compaiono i sintomi e possibile presenza di altre condizioni psicologiche.

È proprio qui che assume particolare importanza la diagnosi differenziale.

Lo scopo della valutazione, infatti, non dovrebbe essere quello di “dimostrare di avere l’ADHD”, ma comprendere nel modo più accurato possibile da cosa derivino le difficoltà della persona.

Un test online può quindi rappresentare un primo punto di partenza. La valutazione clinica serve a dare significato a quel risultato inserendolo nella storia e nel funzionamento complessivo della persona.

ADHD o ansia? Perché nell’adulto possono essere confusi

“Non riesco a concentrarmi.”
“Ho sempre mille pensieri.”
“Rimando continuamente quello che devo fare.”
“Mi sento sopraffatto dalle cose da gestire.”

Sono esperienze che possono essere riportate sia da persone con ADHD sia da persone che attraversano importanti difficoltà legate all’ansia.

Questo non significa che ADHD e ansia siano la stessa cosa.

Nell'ADHD le difficoltà attentive ed esecutive hanno caratteristiche specifiche e, ai fini della valutazione, è particolarmente importante ricostruirne l'andamento nel corso della vita e la presenza di manifestazioni già durante l'infanzia.

Nell'ansia, invece, la concentrazione può essere compromessa perché una parte considerevole delle risorse attentive viene assorbita da preoccupazioni, anticipazioni negative o stati di attivazione emotiva.

Inoltre, le due condizioni possono anche coesistere.

Per questo durante una valutazione ADHD nell’adulto non è sufficiente verificare semplicemente quanti sintomi siano presenti. È necessario comprenderne origine, sviluppo, intensità e impatto sulla vita quotidiana.

La diagnosi differenziale costituisce quindi una parte fondamentale del percorso psicodiagnostico: l'obiettivo non è attribuire rapidamente un'etichetta, ma arrivare a una comprensione clinica il più possibile accurata della persona.

“Sono pigro o potrei avere l’ADHD?”

“Potrei farlo, ma continuo a rimandare.”

Per molte persone adulte questa frase diventa quasi una definizione di sé: sono pigro, inconcludente, poco disciplinato. Ma rimandare un compito non significa necessariamente non avere voglia di farlo.

Nell’ADHD possono essere coinvolte difficoltà nella regolazione dell’attenzione, nell’organizzazione, nella gestione del tempo e nell’avvio o nel completamento delle attività.

La persona può sapere perfettamente cosa dovrebbe fare e desiderare sinceramente di farlo, ma incontrare una difficoltà sproporzionata nel trasformare l’intenzione in azione.

Questo può diventare particolarmente evidente quando un'attività è lunga, ripetitiva, poco stimolante o non offre una gratificazione immediata.

Al contrario, alcune attività particolarmente coinvolgenti possono assorbire l’attenzione per molto tempo.

Ma attenzione: procrastinare non significa avere l’ADHD.

Stanchezza, ansia, depressione, stress, abitudini consolidate e molti altri fattori possono influire sulla capacità di iniziare e portare a termine un compito.

La domanda clinicamente interessante, quindi, non è semplicemente “Quanto procrastino?”, ma:

“Perché mi succede, da quanto tempo e quanto condiziona la mia vita?”

Ed è proprio a questo che serve una valutazione approfondita.

ADHD nelle donne adulte: perché può passare inosservato per anni?

Per anni alcune donne arrivano a descriversi come disordinate, distratte, emotive o incapaci di gestire contemporaneamente tutte le richieste della vita quotidiana.

Eppure non avevano mai pensato all’ADHD.

Una delle ragioni è che l’immagine più conosciuta dell’ADHD è ancora quella del bambino molto iperattivo e impulsivo.

Nell'età adulta, invece, le manifestazioni possono essere meno immediatamente evidenti. In alcune persone prevalgono difficoltà attentive e organizzative: dimenticanze, procrastinazione, fatica nella gestione del tempo, difficoltà a mantenere routine e sensazione di essere continuamente sopraffatte dalle cose da fare.

Alcune sviluppano nel tempo strategie per compensare le proprie difficoltà, rendendole meno visibili dall'esterno.

Questo può contribuire a un riconoscimento tardivo.

Naturalmente, riconoscersi in questa descrizione non equivale a ricevere una diagnosi.

Ansia, disturbi dell'umore, stress, problemi del sonno e altre condizioni possono produrre esperienze apparentemente simili.

Per questo una valutazione nell'adulto non dovrebbe limitarsi alla situazione presente: è necessario ricostruire la storia della persona e comprendere se e come determinate difficoltà fossero presenti anche nelle fasi precedenti della vita.

Hai 30, 40 o 50 anni: è possibile scoprire solo adesso di avere l’ADHD?

Una delle domande più frequenti è:

“Se avessi davvero l'ADHD, possibile che nessuno se ne sia accorto prima?”

Sì, una valutazione può avvenire anche in età adulta.

Il fatto che una persona abbia studiato, lavorato o costruito relazioni non esclude automaticamente la presenza di difficoltà riconducibili all'ADHD.

Nel corso degli anni alcune persone sviluppano strategie compensatorie. Altre riescono a funzionare bene finché l'ambiente esterno fornisce una struttura sufficientemente forte.

Poi qualcosa cambia.

Università, lavoro, maggiore autonomia, responsabilità familiari o la necessità di gestire contemporaneamente numerosi impegni possono rendere più evidenti difficoltà precedentemente compensate.

La valutazione nell'adulto, però, non consiste semplicemente nell'osservare i problemi attuali.

Un elemento fondamentale è la ricostruzione della storia evolutiva, perché l'ADHD è una condizione del neurosviluppo.

Scoprirlo da adulti, quindi, non significa necessariamente che l'ADHD sia “comparso” improvvisamente.

Significa chiedersi se ciò che oggi appare evidente possa avere una storia molto più lunga.

“Ho fatto un test ADHD su Internet ed è risultato positivo. Quindi ho l’ADHD?”

Hai risposto a una serie di domande.

Alla fine compare un risultato: “ADHD probabile”.

E adesso?

Un questionario di screening può essere uno strumento utile per individuare sintomi che meritano un approfondimento, ma un risultato positivo non equivale automaticamente a una diagnosi.

Il problema è che molte esperienze associate all'ADHD non sono esclusive dell'ADHD.

Difficoltà di concentrazione, memoria, organizzazione, motivazione o procrastinazione possono comparire in condizioni differenti.

Una valutazione psicodiagnostica serve proprio a mettere insieme informazioni che un singolo punteggio non può fornire: storia personale, andamento dei sintomi nel tempo, funzionamento nei diversi contesti e possibile presenza di altre condizioni.

Per questo la domanda non dovrebbe essere soltanto:

“Quanti sintomi ADHD ho?”

ma anche:

“Esiste una spiegazione alternativa o concomitante per queste difficoltà?”

È qui che entra in gioco la diagnosi differenziale.

ADHD e “iperfocus”: com'è possibile non concentrarsi e poi restare ore su qualcosa?

“Non riesco a concentrarmi su una pratica per venti minuti, ma posso passare tre ore su qualcosa che mi interessa. Allora non può essere ADHD.”

In realtà, parlare di ADHD semplicemente come di una totale “mancanza di attenzione” può essere fuorviante.

Nella vita quotidiana l'attenzione non è sempre uguale: può essere influenzata, tra le altre cose, dall'interesse, dalla novità, dalla gratificazione e dalle caratteristiche dell'attività.

Alcune persone descrivono periodi di coinvolgimento molto intenso in determinate attività, durante i quali faticano persino a interrompersi per passare ad altro.

Nel linguaggio comune questo fenomeno viene spesso chiamato iperfocus.

Ma anche qui occorre prudenza: appassionarsi moltissimo a qualcosa non dimostra la presenza dell'ADHD.

In una valutazione è molto più utile osservare complessivamente come la persona riesce a regolare e spostare l'attenzione nelle diverse situazioni della propria vita.